venerdì 12 agosto 2011
mercoledì 20 luglio 2011
Attuazione della volontà popolare espressa dal voto referendario del 12-13 giugno 2011: abrogazione dell’art. 23 bis del DL 25/06/2008 sui Servizi Pubblici di rilevanza economica e ripubblicizzazione dei servizio idrico come servizio pubblico essenziale di interesse generale e privo di rilevanza economica al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti e di evitare processi lucrativi su di essa. Acqua come bene comune, modifica dello Statuto Provinciale.
Il Consiglio Provinciale di Siena
Premesso che
l'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita e, pertanto, la disponibilità e l'accesso all'acqua potabile e all'acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi costituiscono un diritto inviolabile dell'uomo, un diritto universale, indivisibile, che si può annoverare fra quelli di cui all'articolo 2 della Costituzione;
con la promulgazione della Carta Europea dell'Acqua (Strasburgo 1968) la concezione dell'acqua come “bene comune” per eccellenza si e progressivamente affermata a livello mondiale;
la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 sul IV Forum mondiale dell'Acqua dichiara “l'acqua è un bene comune dell'umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un'impostazione partecipativa ed integrata, che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”;
la risoluzione del Parlamento Europeo dell'11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno già affermava “essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”
il principio dell'accesso all'acqua come diritto fondamentale di ogni persona, secondo criteri di parità sociale e di solidarietà, è stato, altresì, recentemente ribadito dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione ONU del 29 luglio 2010);
Considerato che
l'esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno scorso ha determinato l'abrogazione sia dell'articolo 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con la legge 6 agosto 2008, n.133 e successive modificazioni e integrazioni, che riguarda l’abrogazione dell’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici di interesse economico;
una larga maggioranza di cittadini ha espresso una chiara volontà di fermare le privatizzazioni, non consegnando al mercato la gestione dei principali servizi pubblici locali impedendo così di fare profitti;
è opportuno introdurre nello Statuto Provinciale la definizione di servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale di interesse generale e privo di rilevanza economica al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti e di evitare processi lucrativi su di essa;
Evidenziato che
il Consiglio di Stato con una sentenza del 2010 ha affermato che gli Enti Locali possono decidere sulla natura del servizio pubblico locale, di cui sono titolari, e dunque sulla loro gestione;
Ritenuto che
sia necessario individuare e fare propri alcuni principi basilari in tema di concezione dei servizi pubblici come bene comune;
sia opportuno prevedere, in tale percorso di scelte, la consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo;
che uno degli obiettivi e rendere le società di gestione dei servizi di interesse pubblico soggetti giuridici di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione;
Ciò premesso il Consiglio Provinciale di Siena fa propri i seguenti principi:
• l'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
• la proprietà e la gestione dei servizi devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;
IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE:
a predisporre le necessarie modifiche statutarie per la definizione del servizio idrico come servizio pubblico essenziale di interesse generale e privo di rilevanza economica al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti e di evitare processi lucrativi su di essa;
a promuovere ogni iniziativa, per quanto di sua competenza, per sostenere e mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché vengano fermate tutte le iniziative in essere per la messa a gara della gestione dei servizi ed in particolare del Trasporto Pubblico Locale e dei Rifiuti;
ad attivarsi con il Parlamento per definire un quadro normativo in linea con la volontà espressa dagli elettori e quindi ad adeguare i dispositivi secondo l’esito dei referendum.
Il Capogruppo Consiliare
Antonio Falcone
Premesso che
l'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita e, pertanto, la disponibilità e l'accesso all'acqua potabile e all'acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi costituiscono un diritto inviolabile dell'uomo, un diritto universale, indivisibile, che si può annoverare fra quelli di cui all'articolo 2 della Costituzione;
con la promulgazione della Carta Europea dell'Acqua (Strasburgo 1968) la concezione dell'acqua come “bene comune” per eccellenza si e progressivamente affermata a livello mondiale;
la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 sul IV Forum mondiale dell'Acqua dichiara “l'acqua è un bene comune dell'umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un'impostazione partecipativa ed integrata, che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”;
la risoluzione del Parlamento Europeo dell'11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno già affermava “essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”
il principio dell'accesso all'acqua come diritto fondamentale di ogni persona, secondo criteri di parità sociale e di solidarietà, è stato, altresì, recentemente ribadito dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione ONU del 29 luglio 2010);
Considerato che
l'esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno scorso ha determinato l'abrogazione sia dell'articolo 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con la legge 6 agosto 2008, n.133 e successive modificazioni e integrazioni, che riguarda l’abrogazione dell’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici di interesse economico;
una larga maggioranza di cittadini ha espresso una chiara volontà di fermare le privatizzazioni, non consegnando al mercato la gestione dei principali servizi pubblici locali impedendo così di fare profitti;
è opportuno introdurre nello Statuto Provinciale la definizione di servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale di interesse generale e privo di rilevanza economica al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti e di evitare processi lucrativi su di essa;
Evidenziato che
il Consiglio di Stato con una sentenza del 2010 ha affermato che gli Enti Locali possono decidere sulla natura del servizio pubblico locale, di cui sono titolari, e dunque sulla loro gestione;
Ritenuto che
sia necessario individuare e fare propri alcuni principi basilari in tema di concezione dei servizi pubblici come bene comune;
sia opportuno prevedere, in tale percorso di scelte, la consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo;
che uno degli obiettivi e rendere le società di gestione dei servizi di interesse pubblico soggetti giuridici di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione;
Ciò premesso il Consiglio Provinciale di Siena fa propri i seguenti principi:
• l'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
• la proprietà e la gestione dei servizi devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;
IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE:
a predisporre le necessarie modifiche statutarie per la definizione del servizio idrico come servizio pubblico essenziale di interesse generale e privo di rilevanza economica al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti e di evitare processi lucrativi su di essa;
a promuovere ogni iniziativa, per quanto di sua competenza, per sostenere e mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché vengano fermate tutte le iniziative in essere per la messa a gara della gestione dei servizi ed in particolare del Trasporto Pubblico Locale e dei Rifiuti;
ad attivarsi con il Parlamento per definire un quadro normativo in linea con la volontà espressa dagli elettori e quindi ad adeguare i dispositivi secondo l’esito dei referendum.
Il Capogruppo Consiliare
Antonio Falcone
lunedì 18 luglio 2011
Replica al Corriere di Siena
Leggendo il giudizio che il Dott. Stefano Bisi ha espresso nella nota pubblicata dal Corriere di Siena il 15 Luglio a Pag. 5 e quello di Simone Bezzini e del Sig. Marzucchi del giorno dopo, sul rapporto degli eletti con l’anonimato, segnalo che la perdita di stile della politica e dell’informazione hanno una stretta dipendenza con il “quadro generale” basato sul Gossip invece che sulla centralità delle istituzioni, mentre le pari opportunità tra eletti e potere, spesso sono barzellette. In una Conferenza stampa in Provincia convocata dal mio Gruppo, per lanciare una campagna a sostegno dei disoccupati, si è presentato un solo giornalista (fra l’altro fotografo); domanda: avviene la stessa cosa, quando la conferenza stampa viene convocata dal Potere?
Inoltre, chi mi conosce, sa bene che non rappresento quella trasparenza e quel new modo di fare politica di cui si riempono la bocca i moderni aspiranti alle Seggiole. Per un eletto, la vera trasparenza è il rispetto della costituzione, per cui tutte queste forme psudoinnovative sull’etica e sui valori della purezza, mi lasciano indifferente, anche se chi sono, cosa faccio e quanto guadagno è evidenziato chiaramente sul sito della Provincia e negli atti della Segreteria. Sono fiero di appartenere ad una tradizione nella quale uno dei suoi massimi esponenti 30 anni fa, sosteneva: “che il privilegio va combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vanno difesi, e gli va data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata”, per cui non ho nessuna necessità di sottoscrivere impegni sull’etica e sulla moralità, questi sono già scritti nei simboli che rappresento!
Vorrei tranquillizzare che la mia intervista non vuole leggittimare l’anominato tantomeno azioni diffamatorie di qualcuno, ha solo la pretesa di potersi mettere a disposizione di chiunque gli dia voce per mettere a conoscenza tutti i cittadini sull’attività del consiglio, indipendentemente dai loro nomi e cognomi.
Preciso che il Gruppo Rifondazione-Comunisti Italiani eletto nel 2009 con 8.581 voti, non ha alleati e si colloca all’opposizione sia del Centro-Sinistra che del Centro-Destra, non ha nessun interesse di nascondere il proprio operato, basta seguirne l’attività consiliare per verificarlo sul campo.
Personalmente sono sempre disponibile a qualsiasi contraddittorio o intervista che il Corriere o qualsiasi altro giornale ritengono utile al fine di favorire la partecipazione e la conoscenza dei cittadini sulle attività inerenti la nostra presenza in consiglio provinciale.
Spero che il Dott. Bisi voglia fare altrettanto!
Inoltre, chi mi conosce, sa bene che non rappresento quella trasparenza e quel new modo di fare politica di cui si riempono la bocca i moderni aspiranti alle Seggiole. Per un eletto, la vera trasparenza è il rispetto della costituzione, per cui tutte queste forme psudoinnovative sull’etica e sui valori della purezza, mi lasciano indifferente, anche se chi sono, cosa faccio e quanto guadagno è evidenziato chiaramente sul sito della Provincia e negli atti della Segreteria. Sono fiero di appartenere ad una tradizione nella quale uno dei suoi massimi esponenti 30 anni fa, sosteneva: “che il privilegio va combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vanno difesi, e gli va data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata”, per cui non ho nessuna necessità di sottoscrivere impegni sull’etica e sulla moralità, questi sono già scritti nei simboli che rappresento!
Vorrei tranquillizzare che la mia intervista non vuole leggittimare l’anominato tantomeno azioni diffamatorie di qualcuno, ha solo la pretesa di potersi mettere a disposizione di chiunque gli dia voce per mettere a conoscenza tutti i cittadini sull’attività del consiglio, indipendentemente dai loro nomi e cognomi.
Preciso che il Gruppo Rifondazione-Comunisti Italiani eletto nel 2009 con 8.581 voti, non ha alleati e si colloca all’opposizione sia del Centro-Sinistra che del Centro-Destra, non ha nessun interesse di nascondere il proprio operato, basta seguirne l’attività consiliare per verificarlo sul campo.
Personalmente sono sempre disponibile a qualsiasi contraddittorio o intervista che il Corriere o qualsiasi altro giornale ritengono utile al fine di favorire la partecipazione e la conoscenza dei cittadini sulle attività inerenti la nostra presenza in consiglio provinciale.
Spero che il Dott. Bisi voglia fare altrettanto!
venerdì 15 luglio 2011
La redazione di Fratello Illuminato intervista Antonio Falcone, Capogruppo di Rifondazione Comunista nel Consiglio provinciale di Siena
1) Antonio Falcone è un esponente della prima ora del Partito della Rifondazione Comunista della provincia di Siena oltre che un amministratore pubblico. Com’è lo stato di salute del suo partito in provincia di Siena anche alla luce del risultato deludente delle ultime elezioni amministrative di Siena?
Non è molto buono, purtroppo le varie scissioni, ultima quella di SeL, ma soprattutto la solita diatriba rispetto ai rapporti con il PD spesso è causa di problemi interni che non aiutano l’ottimo lavoro che i compagni portano avanti nei comuni ed anche a livello provinciale. A Siena siamo in una fase di ricostruzione del partito ed il lavoro sta pesando su pochi compagni e quindi spesso non è visibile all’esterno sufficientemente.
2) Lei è il capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio provinciale: che giudizio esprime sulla giunta Bezzini? E quali dovrebbero essere le priorità dell’amministrazione provinciale anche alla luce della grave crisi economica attuale?
Il Giudizio è positivo, perché sia il Presidente che i suoi Assessori lavorano intensamente. Rimangono le distanze politiche soprattutto per il fatto che il Consiglio spesso è messo in un angolo e questo è sicuramente poco rispettoso nei confronti degli elettori. Pensi che i Gruppi non hanno nemmeno un PC, un telefono ed un luogo dove incontrare i cittadini e questo rispetto ad altri consigli vicini (vedi Arezzo) non è proprio una bella cosa.
Le priorità dovrebbero essere la protezione sociale e lo sviluppo sostenibile. Si dovrebbe fare di più per chi è senza lavoro e senza nessun tipo di indennità!
3) Quali sono le vostre valutazioni sulla situazione della Fondazione e banca MPS?E cosa ne pensate dell’ipotesi di un terzo mandato per l’avvocato Mussari alla presidenza di MPS?
La situazione della Banca e della Fondazione, purtroppo la leggiamo sui giornali, personalmente da tempo chiedo un confronto per capire cosa sta succedeno. Certo che se analizziamo le scelte fatte fino ad oggi, il fatto che vengono estromessi i Consigli dalle decisioni non ha portato sicuramente buoni frutti. Considerata la situazione generale, siamo veramente preoccupati. Il 15 avremo, finalmente un confronto con la Fondazione in Commissione Affari Generali, speriamo di poter comprendere che c’è la faremo ad uscire dal tunnell ma sono preoccupato. Rispetto a Mussari non lo conosco e non sono in grado di giudicarlo. Penso però che il problema non sono le persone ma quanto riesce ad influire la Città e la Provincia nelle scelte della Fondazione. Quando parlo di città e provincia mi riferisco a tutti e non a due o tre persone.
4) Un giudizio sulla gestione del trasporto locale.
Sono completamente in disaccordo con la gara unica regionale, secondo me occorre ritornare alle aziende pubbliche e fermare la gara, come del resto hanno chiesto 27 milioni di italiani con il referendum del 12 e 13 giugno. Inoltre con i tagli del governo per reperire le risorse si sta facendo la cosa più semplice, tagliare le corse ed il personale. Noi lavoreremo per modernizzare il servizio e tutelare le fasce deboli. Ma se il servizio avrà come obiettivo il profitto difficilmente potrà rispondere all’interesse generale!
5) Come valuta la gestione dell’università di Riccaboni e Fabbro che di fatto hanno attuato solo politiche contro i lavoratori e autoreferenziali?
Come al solito: i baroni sbagliano ed i lavoratori pagano, troppo facile. La questione dell’Università è molto seria. Finalmente abbiamo attivato un confronto con il rappresentante della Provincia nel CdA, anche se poi abbiamo saputo della sua nomina dai giornali. Tuttavia se il Comune e la Provincia staranno vicini all’università avranno modo di far valere le ragioni degli studenti e dei lavoratori ma anche degli interessi storici, culturali ed economici che riveste la nostra Università. Se pensiamo ai buchi ed ai silenzi responsabili dovremmo solo incazzarci, in ogni caso vigileremo e cercheremo di rapportarci con i veri protagonisti dell’ateneo: lavoratori e studenti!
6) Che cosa ne pensa della proposta di abolizione delle province?
E’ una bufala, basti pensare che Di Pietro ha votato l’aumento di 1230 euro mensili alla già vergognosa indennità dei parlamentari (circa 20000 euro mensili tra indennità ed accessori). Inoltre l’unica cosa che può abolire sono i rappresentanti eletti dal popolo, perchè qualcuno le strade le dovrà pur fare e tutte le altre funzioni che svolgono le provincie che fine faranno? Cambierebbe il nome e basta. Sono solo buffonate.
Abolirle costerebbe il doppio che tenerle. A me sembra che Di Pietro voglia fare solo propaganda a meno che non vuole dare tutte le funzioni al Prefetto o al Questore e togliere al popolo la possibilità di eleggere i propri rappresentanti.
E’ una visione politica ma non è certo vicina alla mia!
E poi non penso che si risolverebbero i problemi del debito pubblico risparmiando i 60 euro lordi di un consigliere.
7) Quali sono le prospettive futuro del suo partito e i possibili rapporti futuri con il centrosinistra senese?
L’obiettivo del mio partito dovrà essere quello di riannodare i rapporti con il proprio elettorato, con i lavoratori, con gli studenti, con i disoccupati, con chi ha grosse difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Non ci interessano poltrone o potere. Ci interessa che le cose migliorano per i senesi. In ogni caso spero che i rapporti con il centro-sinistra migliorino, questo non vuol dire che dobbiamo entrare in maggioranza ma poter dare il nostro contributo rimanendo ognuno al suo posto. La vedo dura perché l’atteggiamento del Centro-Sinistra è spesso simile a quello di Berlusconi con il governo nazionale e cioè pensa tutto lui!
Non è molto buono, purtroppo le varie scissioni, ultima quella di SeL, ma soprattutto la solita diatriba rispetto ai rapporti con il PD spesso è causa di problemi interni che non aiutano l’ottimo lavoro che i compagni portano avanti nei comuni ed anche a livello provinciale. A Siena siamo in una fase di ricostruzione del partito ed il lavoro sta pesando su pochi compagni e quindi spesso non è visibile all’esterno sufficientemente.
2) Lei è il capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio provinciale: che giudizio esprime sulla giunta Bezzini? E quali dovrebbero essere le priorità dell’amministrazione provinciale anche alla luce della grave crisi economica attuale?
Il Giudizio è positivo, perché sia il Presidente che i suoi Assessori lavorano intensamente. Rimangono le distanze politiche soprattutto per il fatto che il Consiglio spesso è messo in un angolo e questo è sicuramente poco rispettoso nei confronti degli elettori. Pensi che i Gruppi non hanno nemmeno un PC, un telefono ed un luogo dove incontrare i cittadini e questo rispetto ad altri consigli vicini (vedi Arezzo) non è proprio una bella cosa.
Le priorità dovrebbero essere la protezione sociale e lo sviluppo sostenibile. Si dovrebbe fare di più per chi è senza lavoro e senza nessun tipo di indennità!
3) Quali sono le vostre valutazioni sulla situazione della Fondazione e banca MPS?E cosa ne pensate dell’ipotesi di un terzo mandato per l’avvocato Mussari alla presidenza di MPS?
La situazione della Banca e della Fondazione, purtroppo la leggiamo sui giornali, personalmente da tempo chiedo un confronto per capire cosa sta succedeno. Certo che se analizziamo le scelte fatte fino ad oggi, il fatto che vengono estromessi i Consigli dalle decisioni non ha portato sicuramente buoni frutti. Considerata la situazione generale, siamo veramente preoccupati. Il 15 avremo, finalmente un confronto con la Fondazione in Commissione Affari Generali, speriamo di poter comprendere che c’è la faremo ad uscire dal tunnell ma sono preoccupato. Rispetto a Mussari non lo conosco e non sono in grado di giudicarlo. Penso però che il problema non sono le persone ma quanto riesce ad influire la Città e la Provincia nelle scelte della Fondazione. Quando parlo di città e provincia mi riferisco a tutti e non a due o tre persone.
4) Un giudizio sulla gestione del trasporto locale.
Sono completamente in disaccordo con la gara unica regionale, secondo me occorre ritornare alle aziende pubbliche e fermare la gara, come del resto hanno chiesto 27 milioni di italiani con il referendum del 12 e 13 giugno. Inoltre con i tagli del governo per reperire le risorse si sta facendo la cosa più semplice, tagliare le corse ed il personale. Noi lavoreremo per modernizzare il servizio e tutelare le fasce deboli. Ma se il servizio avrà come obiettivo il profitto difficilmente potrà rispondere all’interesse generale!
5) Come valuta la gestione dell’università di Riccaboni e Fabbro che di fatto hanno attuato solo politiche contro i lavoratori e autoreferenziali?
Come al solito: i baroni sbagliano ed i lavoratori pagano, troppo facile. La questione dell’Università è molto seria. Finalmente abbiamo attivato un confronto con il rappresentante della Provincia nel CdA, anche se poi abbiamo saputo della sua nomina dai giornali. Tuttavia se il Comune e la Provincia staranno vicini all’università avranno modo di far valere le ragioni degli studenti e dei lavoratori ma anche degli interessi storici, culturali ed economici che riveste la nostra Università. Se pensiamo ai buchi ed ai silenzi responsabili dovremmo solo incazzarci, in ogni caso vigileremo e cercheremo di rapportarci con i veri protagonisti dell’ateneo: lavoratori e studenti!
6) Che cosa ne pensa della proposta di abolizione delle province?
E’ una bufala, basti pensare che Di Pietro ha votato l’aumento di 1230 euro mensili alla già vergognosa indennità dei parlamentari (circa 20000 euro mensili tra indennità ed accessori). Inoltre l’unica cosa che può abolire sono i rappresentanti eletti dal popolo, perchè qualcuno le strade le dovrà pur fare e tutte le altre funzioni che svolgono le provincie che fine faranno? Cambierebbe il nome e basta. Sono solo buffonate.
Abolirle costerebbe il doppio che tenerle. A me sembra che Di Pietro voglia fare solo propaganda a meno che non vuole dare tutte le funzioni al Prefetto o al Questore e togliere al popolo la possibilità di eleggere i propri rappresentanti.
E’ una visione politica ma non è certo vicina alla mia!
E poi non penso che si risolverebbero i problemi del debito pubblico risparmiando i 60 euro lordi di un consigliere.
7) Quali sono le prospettive futuro del suo partito e i possibili rapporti futuri con il centrosinistra senese?
L’obiettivo del mio partito dovrà essere quello di riannodare i rapporti con il proprio elettorato, con i lavoratori, con gli studenti, con i disoccupati, con chi ha grosse difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Non ci interessano poltrone o potere. Ci interessa che le cose migliorano per i senesi. In ogni caso spero che i rapporti con il centro-sinistra migliorino, questo non vuol dire che dobbiamo entrare in maggioranza ma poter dare il nostro contributo rimanendo ognuno al suo posto. La vedo dura perché l’atteggiamento del Centro-Sinistra è spesso simile a quello di Berlusconi con il governo nazionale e cioè pensa tutto lui!
sabato 9 luglio 2011
Rappresentanti e Nominati
L’articolo 7 dello Statuto della Fondazione MPS recita:
1. La Deputazione Generale è composta da sedici membri nominati:
• otto dal Comune di Siena, di cui uno d’intesa con la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Siena;
• cinque dalla Provincia di Siena, di cui uno d’intesa con la Consulta Provinciale del Volontariato istituita ai sensi dell’art. 6 della Legge Regionale Toscana 15/4/1996 n. 29 e del comma 4 dell’art. 10 dello Statuto della Provincia di Siena;
• uno dalla Regione Toscana;
• uno dall’Università degli Studi di Siena;
• uno dall’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino.
2. I membri della Deputazione Generale non rappresentano gli Enti dai quali sono stati nominati, né rispondono ad essi del loro operato.
In sostanza da una parte si dice che la Fondazione MPS rappresenta Siena e la sua Provincia e dall’altra si dice che i nominati sono autonomi rispetto a Siena ed alla sua Provincia. Per una normale lettura sembrerebbe esserci una forte contraddizione fra i due commi. Se invece si analizza la storia di Siena e la grande capacità dei senesi nel saper condividere fra tutti la propria cassaforte, trovo giusto e normale che i deputati del Monte abbiano piena autonomia nell’amministrare la Fondazione, sono autonomi in quanto fiduciari! Altra cosa è il confronto e la partecipazione, dovrebbe essere normale che la Fondazione che controlla l’azienda più importante di Siena e che rappresenta il passato, il presente ed il futuro dell’intera provincia, avesse continui rapporti con le istituzioni.
In condizioni ordinarie ci dovrebbero essere almeno due o tre confronti all’anno con i consigli comunale e provinciale, luoghi dove siedono i rappresentanti del popolo senese! Ci dovrebbe essere un confronto serrato con i bisogni e le scelte della città e della Provincia, magari chiedendo anche a loro, perché no, politiche di rigore e scelte oculate e di qualità. Oggi è un momento straordinario, siamo ad un bivio dove, dal percorso della strada che imboccheremo, dipenderà il destino di migliaia di persone e tutto questo nel pieno di una crisi mondiale della finanza e dell’economia e dentro un contesto sociale di piena crisi di valori e di idee. che lasciano presupporre incertezze e baratri dai quali non siamo sicuri se mai ne usciremo e come ed in quali forme riusciremo a farlo. Mi chiedo come è possibile che la Fondazione abbia sottoscritto 2.440.313.946 azioni ordinarie (50,578% del totale delle nuove azioni emesse dalla Banca e che l’operazione probabilmente porterà la Fondazione ad un indebitamento di 350/400 milioni di euro e come è possibile che lo abbia fatto senza un minimo confronto con il consiglio comunale e con quello provinciale? Se rimane valido il concetto che nei momenti difficili si deve essere uniti e mettere da parte gli interessi di ogni singola bottega è altrettanto vero che occorre confronto, condivisione e partecipazione, altrimenti si conferma anche a Siena, quello che avviene da tempo a livello nazionale: “ghe pensi mi”!
1. La Deputazione Generale è composta da sedici membri nominati:
• otto dal Comune di Siena, di cui uno d’intesa con la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Siena;
• cinque dalla Provincia di Siena, di cui uno d’intesa con la Consulta Provinciale del Volontariato istituita ai sensi dell’art. 6 della Legge Regionale Toscana 15/4/1996 n. 29 e del comma 4 dell’art. 10 dello Statuto della Provincia di Siena;
• uno dalla Regione Toscana;
• uno dall’Università degli Studi di Siena;
• uno dall’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino.
2. I membri della Deputazione Generale non rappresentano gli Enti dai quali sono stati nominati, né rispondono ad essi del loro operato.
In sostanza da una parte si dice che la Fondazione MPS rappresenta Siena e la sua Provincia e dall’altra si dice che i nominati sono autonomi rispetto a Siena ed alla sua Provincia. Per una normale lettura sembrerebbe esserci una forte contraddizione fra i due commi. Se invece si analizza la storia di Siena e la grande capacità dei senesi nel saper condividere fra tutti la propria cassaforte, trovo giusto e normale che i deputati del Monte abbiano piena autonomia nell’amministrare la Fondazione, sono autonomi in quanto fiduciari! Altra cosa è il confronto e la partecipazione, dovrebbe essere normale che la Fondazione che controlla l’azienda più importante di Siena e che rappresenta il passato, il presente ed il futuro dell’intera provincia, avesse continui rapporti con le istituzioni.
In condizioni ordinarie ci dovrebbero essere almeno due o tre confronti all’anno con i consigli comunale e provinciale, luoghi dove siedono i rappresentanti del popolo senese! Ci dovrebbe essere un confronto serrato con i bisogni e le scelte della città e della Provincia, magari chiedendo anche a loro, perché no, politiche di rigore e scelte oculate e di qualità. Oggi è un momento straordinario, siamo ad un bivio dove, dal percorso della strada che imboccheremo, dipenderà il destino di migliaia di persone e tutto questo nel pieno di una crisi mondiale della finanza e dell’economia e dentro un contesto sociale di piena crisi di valori e di idee. che lasciano presupporre incertezze e baratri dai quali non siamo sicuri se mai ne usciremo e come ed in quali forme riusciremo a farlo. Mi chiedo come è possibile che la Fondazione abbia sottoscritto 2.440.313.946 azioni ordinarie (50,578% del totale delle nuove azioni emesse dalla Banca e che l’operazione probabilmente porterà la Fondazione ad un indebitamento di 350/400 milioni di euro e come è possibile che lo abbia fatto senza un minimo confronto con il consiglio comunale e con quello provinciale? Se rimane valido il concetto che nei momenti difficili si deve essere uniti e mettere da parte gli interessi di ogni singola bottega è altrettanto vero che occorre confronto, condivisione e partecipazione, altrimenti si conferma anche a Siena, quello che avviene da tempo a livello nazionale: “ghe pensi mi”!
martedì 28 giugno 2011
Comunicato stampa
Il Gruppo consiliare comunista della provincia di Siena, chiarisce che la posizione espressa nel consiglio provinciale del 27 giugno e relativamente all’OdG presentato dai Gruppi PD-IdV-La Sinistra sulla centrale a biomasse di Colle Val D’elsa, non è riferita al merito della questione ma vuole stigmatizzare l’atteggiamento alla “ghe pensi mi” praticato dalla maggioranza consiliare.
Non abbiamo partecipato al voto perché contestiamo l’autosufficienza dei gruppi di maggioranza e la strumentalizzazione manifestata in particolare dal Gruppo La Sinistra rispetto al coinvolgimento delle opposizioni ai lavori delle commissioni..
Il rifiuto di portare in commissione l’OdG e quindi la mancata volontà di condividare all’unanimità del consiglio le preoccupazioni sulla centrale, ha determinato un atteggiamento di astensione che chiedeva l’impegno di aprire una discussione sul Piano Energetico provinciale.
Purtroppo, per il PD, l’IdV e La Sinistra la partecipazione ed il coinvolgimento si esauriscono attraverso la consegna di un dischetto già confezionato.
Il nostro Gruppo, invece, è convinto che occorre approfondire la tematica energetica attraverso un piano scaturito dal coinvolgimento di tutte le forze politiche ed in primo luogo delle comunità locali. Non si può avere due pesi e due misure ed a secondo della quantità di consenso che si può guadagnare con un OdG che, fra l’altro, esprime solo considerazioni e che non ha nessun valore deliberativo.
Altra cosa è pianificare una politica energetica che si basi principalmente sul coinvolgimento delle comunità locali che dispongono della titolarità del territorio.
Questo valeva per la centrale a biomassa di Gallina, per quella di Sinalunga e vale per quella di Colle. Noi siamo dalla parte dei cittadini sempre e non solo quando è più conveniente ed è per questo che sollecitiamo una discussione ampia sul Piano Energetico Interprovinciale.
Critichiamo fortemente la politica del governo nazionale che lascia decidere ad una semplice DIA la nascita o meno di siti energetici che modificano la qualità dell’aria e cedono al profitto delle multinazionali la sovranità dei territori.
Nello stesso tempo sollecitiamo fortemente sia la Regione Toscana che le Provincia di Siena per pianificare insieme ai Comuni ed ai cittadini la produzione di energia, attraverso strategie che mettono il bilancio energetico e quello ambientale sullo stesso piano e nelle stesse condizioni di equilibrio. Il nostro “non-voto” condanna un atteggiamento di autosufficienza alla ed apre le porte ad una discussione seria e formale che non può esaurirsi con un OdG che eprime solo “tiepide“ preoccupazioni!
Non abbiamo partecipato al voto perché contestiamo l’autosufficienza dei gruppi di maggioranza e la strumentalizzazione manifestata in particolare dal Gruppo La Sinistra rispetto al coinvolgimento delle opposizioni ai lavori delle commissioni..
Il rifiuto di portare in commissione l’OdG e quindi la mancata volontà di condividare all’unanimità del consiglio le preoccupazioni sulla centrale, ha determinato un atteggiamento di astensione che chiedeva l’impegno di aprire una discussione sul Piano Energetico provinciale.
Purtroppo, per il PD, l’IdV e La Sinistra la partecipazione ed il coinvolgimento si esauriscono attraverso la consegna di un dischetto già confezionato.
Il nostro Gruppo, invece, è convinto che occorre approfondire la tematica energetica attraverso un piano scaturito dal coinvolgimento di tutte le forze politiche ed in primo luogo delle comunità locali. Non si può avere due pesi e due misure ed a secondo della quantità di consenso che si può guadagnare con un OdG che, fra l’altro, esprime solo considerazioni e che non ha nessun valore deliberativo.
Altra cosa è pianificare una politica energetica che si basi principalmente sul coinvolgimento delle comunità locali che dispongono della titolarità del territorio.
Questo valeva per la centrale a biomassa di Gallina, per quella di Sinalunga e vale per quella di Colle. Noi siamo dalla parte dei cittadini sempre e non solo quando è più conveniente ed è per questo che sollecitiamo una discussione ampia sul Piano Energetico Interprovinciale.
Critichiamo fortemente la politica del governo nazionale che lascia decidere ad una semplice DIA la nascita o meno di siti energetici che modificano la qualità dell’aria e cedono al profitto delle multinazionali la sovranità dei territori.
Nello stesso tempo sollecitiamo fortemente sia la Regione Toscana che le Provincia di Siena per pianificare insieme ai Comuni ed ai cittadini la produzione di energia, attraverso strategie che mettono il bilancio energetico e quello ambientale sullo stesso piano e nelle stesse condizioni di equilibrio. Il nostro “non-voto” condanna un atteggiamento di autosufficienza alla ed apre le porte ad una discussione seria e formale che non può esaurirsi con un OdG che eprime solo “tiepide“ preoccupazioni!
martedì 21 giugno 2011
Il Popolo non vincerà mai senza un Partito Comunista!
Il Referendum ha dato un segnale inequivocabile, gli italiani sono stusi del liberismo, delle privatizzazioni. Il ventennio che va dal 1980 al 2000 è stato caratterizzato dalle politiche di Reagan, della Tatcher e cioè dell’affermazione dell’io sul noi, dell’individualismo sulla collettività. A questo si è aggiunta la crisi dei partiti di sinistra (dovuta agli attacchi culturali, ma anche alla mancanza di classe dirigente). In Italia abbiamo privatizzato tutto (poste, telecomunicazioni, trasporti, acqua, servizi sociali, sanità), lo abbiamo fatto anche attraverso forme ibride, creando società dove la maggioranza è detenuta spesso dai comuni (con percentuali risorie) ma l’Amministratore delegato ed il CDA è controllato dal privato, il quale appropriandosi delle tariffe ha tolto ai comuni i cespiti economici dai bilanci, non ha fatto gli investimenti ed ha determinato lo smembramento qualitativo ed universalistico degli stessi.
L’Amministrazione pubblica modellata negli anni del trionfo del collettivismo non era più adeguata al sistema, così è stato introdotto il maggioritario secco nei comuni piccoli ed umido negli altri enti e per finire con l’aziendalizzazione (dirigismo e managerialità) l’amministrazione pubblica ha perso completamente lo scopo esistenziale e cioè mantenere la convivenza civica e la ridristibuzione di diritti e doveri come orizzonte strategico.
Nel frattempo con la promessa della riduzione del debito pubblico si è smantellato anche lo stato sociale, creando la frammentazione del lavoro (in nome della flessibilità), l’aumento dell’età pensionabile, l’invasione delle partite iva etc, etc, etc.. L’economia ha spostato analisi e decisioni nell’andamento finanziario del mercato speculativo e nella statistica finanziaria degli organismi mondiali controllati dal mercato e non dalla politica.
La classe politica italiana ed i partiti hanno rinunciato alla loro missione storica e costituzionale, introducendo il lobbismo, la forza mediatica, il becerismo, la spettacolarità, ridicolizzando se stessa e facendola percepire (anche a causa della proprio inutilità economico-sociale) come una casta che pensa solo a se stessa, fino al punto di sfociare al Berlusconismo ed a modellare l’organizzazione elettiva degli enti pubblici locali, tagliandoli di peso e di rappresentanza e perfino dimezzando indennità ed immagine degli eletti, mentre a livello parlamentare aumentavano privilegi e squallore.
Con il referendum gli italiani hanno detto basta. Vogliono ritornare al noi e non più all’io. Hanno dato un segnale di risveglio e di volontà di liberarsi del liberismo. Sarà troppo tardi? Si chiude la stalla quando sono usciti i buoi? Oggi ci sarebbe bisogno di una forza che riproponesse il comunismo, rifondandolo, ricercando strategie e vettori adeguati. Ci vorrebbe Rifondazione Comunista. C’è ancora!!!? Resta il fatto che i leader dei partiti della sinistra hanno utilizzato la vittoria dei referendum ai fini solo politico-elettorali e cioè gli hanno attribuito solo il significato politico lasciando cadere nel vuoto il significato strategico e di merito dei quesiti. Perchè? La mia risposta è semplice: in realtà a nessuno degli attuali leader di sinistra interessa la ricollettivizzazione di beni comuni, loro sono solo impegnati a ritornare in Parlamento ed a continuare ad amministrare il capitalismo senza minimamente scalfirlo. Altro che Referendum, ennesima beffa. Ecco perchè occorre ricostruire una forza comunista anticapitalista di massa che rimetta al centro della politica il superamento del capitalismo e la gestione pubblica dei beni comuni, comprese le banche!
L’Amministrazione pubblica modellata negli anni del trionfo del collettivismo non era più adeguata al sistema, così è stato introdotto il maggioritario secco nei comuni piccoli ed umido negli altri enti e per finire con l’aziendalizzazione (dirigismo e managerialità) l’amministrazione pubblica ha perso completamente lo scopo esistenziale e cioè mantenere la convivenza civica e la ridristibuzione di diritti e doveri come orizzonte strategico.
Nel frattempo con la promessa della riduzione del debito pubblico si è smantellato anche lo stato sociale, creando la frammentazione del lavoro (in nome della flessibilità), l’aumento dell’età pensionabile, l’invasione delle partite iva etc, etc, etc.. L’economia ha spostato analisi e decisioni nell’andamento finanziario del mercato speculativo e nella statistica finanziaria degli organismi mondiali controllati dal mercato e non dalla politica.
La classe politica italiana ed i partiti hanno rinunciato alla loro missione storica e costituzionale, introducendo il lobbismo, la forza mediatica, il becerismo, la spettacolarità, ridicolizzando se stessa e facendola percepire (anche a causa della proprio inutilità economico-sociale) come una casta che pensa solo a se stessa, fino al punto di sfociare al Berlusconismo ed a modellare l’organizzazione elettiva degli enti pubblici locali, tagliandoli di peso e di rappresentanza e perfino dimezzando indennità ed immagine degli eletti, mentre a livello parlamentare aumentavano privilegi e squallore.
Con il referendum gli italiani hanno detto basta. Vogliono ritornare al noi e non più all’io. Hanno dato un segnale di risveglio e di volontà di liberarsi del liberismo. Sarà troppo tardi? Si chiude la stalla quando sono usciti i buoi? Oggi ci sarebbe bisogno di una forza che riproponesse il comunismo, rifondandolo, ricercando strategie e vettori adeguati. Ci vorrebbe Rifondazione Comunista. C’è ancora!!!? Resta il fatto che i leader dei partiti della sinistra hanno utilizzato la vittoria dei referendum ai fini solo politico-elettorali e cioè gli hanno attribuito solo il significato politico lasciando cadere nel vuoto il significato strategico e di merito dei quesiti. Perchè? La mia risposta è semplice: in realtà a nessuno degli attuali leader di sinistra interessa la ricollettivizzazione di beni comuni, loro sono solo impegnati a ritornare in Parlamento ed a continuare ad amministrare il capitalismo senza minimamente scalfirlo. Altro che Referendum, ennesima beffa. Ecco perchè occorre ricostruire una forza comunista anticapitalista di massa che rimetta al centro della politica il superamento del capitalismo e la gestione pubblica dei beni comuni, comprese le banche!
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